TOUR E ITINERARI TURISTICI
NELLA TUSCIA, PROVINCIA DI VITERBO



ITINERARIO ETRUSCO-ROMANO

Località di maggiore interesse:
Barbarano Romano: San Giuliano; Blera: S. Giovenale; Bolsena: Poggio Moscini, Catacombe di Santa Cristina e Museo Territoriale del Lago di Bolsena; Montalto di Castro: Vulci, Museo Nazionale e Civita; Sutri: Anfiteatro; Tarquinia: Museo Nazionale e Necropoli Etrusca; Tuscania: Museo Nazionale e Necropoli (Madonna dell’Ulivo); Viterbo: Ferento (Teatro Romano), Castel d’Asso e Norchia (Necropoli Rupestre); ecc…


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Etruschi: i primi, grandi italiani
di Marco Scataglini
da... www.repubblica.it

Un viaggio in alcuni dei luoghi più affascinanti della civiltà etrusca. Chiamati anche i Tirreni, furono un popolo molto potente, in terra e sul mare. La società etrusca influenzò profondamente quella dei Romani, la loro architettura e l’uso delle risorse idriche.

SECONDO IL TIMES del 26 gennaio 1837 la mostra sugli
Etruschi organizzata al 121 di Pall Mall, in pieno West End londinese, da Vittorio Campanari e dai suoi figli, stava riscuotendo un incredibile ed inatteso successo. L'idea di ricostruire una necropoli appena scoperta - col sarcofago, le pitture ed i corredi - e di farla visitare al buio, grazie solo alla flebile illuminazione delle torce consegnate all'ingresso, si era rivelata vincente. D'altra parte, come non emozionarsi di fronte a quelle meraviglie che emergevano dall'oscurità? Frotte di viaggiatori iniziarono così a scendere verso l'Italia alla ricerca dei luoghi (e dei misteriosi recessi sotterranei) da cui quegli interessanti reperti provenivano, luoghi allora solitari e selvaggi, romantici per definizione. Anche oggi che le ricerche archeologiche hanno strappato molti veli, e di misterioso è rimasto poco, gli Etruschi continuano ad affascinare i visitatori di tutta Europa, che migliaia arrivano nell'Italia centrale per visitare le antiche necropoli con i loro dipinti e le loro atmosfere.

Le fantasiose interpretazioni che scrittori (come Lawrence e Huxley) e poeti (come Carducci) hanno dato dei “misteri etruschi”, fece scrivere al grande archeologo Massimo Pallottino che «c'è una
Etruria degli studiosi e una Etruria dei letterati, le cui tradizioni corrono per due vie divergenti e, in un certo senso, incomunicabili: quella della ricerca obiettiva e quella della intuizione poetica». E se gli archeologi cercavano (e cercano tutt'ora) di scoprire nuovi reperti per far avanzare la conoscenza, ben presto molti altri iniziarono la caccia al vaso decorato, al bucchero, alla statuina, a ogni oggetto, grande o piccolo, che fosse commerciabile con gli “appassionati”: in questo modo, nel corso di quasi due secoli, un patrimonio enorme è andato disperso.

"Negli anni '50 e '60 Tarquinia sembrava la California ai tempi della Corsa all'oro. Solo che invece del prezioso metallo tutti si erano messi a cercare i cocci», racconta Omero Bordo, soprannominato "l'ultimo etrusco", che in quell'epoca alla “corsa” partecipò: «trovare una tomba etrusca intatta, voleva dire guadagnare cifre enormi e fare il tombarolo sembrava il modo più semplice e rapido per uscire dalla povertà". Grazie all'incontro, negli anni '60, con Mario Moretti, allora Sovrintendente per l'
Etruria meridionale, Omero smise i panni del tombarolo per indossare quelli del cercatore autorizzato, ma anche quelli dell'artista, iniziando a creare oggetti in bucchero e terracotta ispirati all'arte etrusca. Negli ultimi anni si è dedicato ad un grandioso progetto, Etruscopolis (Via delle Pietrare snc, info tel. 0766-855175 – 842725).

Nelle antiche cave etrusche di Tarquinia, non lontano dalla necropoli di Montarozzi, ha così ricostruito 8 antiche tombe dipinte e raccolto alcune delle sue opere più belle, che si ispirano all'arte antica della sua terra, ma che non sono copie, anche se sembrano in tutto e per tutto autentiche, e chissà, forse in un certo senso lo sono. Omero sembra uno di quegli improbabili personaggi che popolano i libri dei grandi viaggiatori del passato, come
Città e necropoli d'Etruria di George Dennis, pubblicato per la prima volta 160 anni fa, nel 1848, ed ancora oggi considerato un capolavoro nel suo genere. In fondo molte delle descrizioni di allora sembrano valide ancora oggi. Basta pensare al Parco Archeologico Naturalistico di Vulci (aperto dalle ore 9 alle ore 17, , tel. 0766-89298), nel comune di Montalto di Castro, che è probabilmente la località etrusca più affascinante d'Italia, non solo per i reperti archeologici, con i resti dell'antica Veii, ma anche per i paesaggi straordinari, tutti connessi da un sentiero ad anello di circa quattro chilometri di lunghezza.

Il Parco è attraversato dalla selvaggia gola del fiume Fiora, su cui svettano il castello (che oggi ospita il museo archeologico) e il ponte dell'Abbadia, che fece scrivere a George Dennis «è veramente una costruzione meravigliosa ». Venticinque chilometri più a sud, Tarquinia sorge su una piatta collina di fronte al mare, ed è subito riconoscibile per le numerose torri che ne contraddistinguono il centro storico medioevale. All'ingresso del paese si trova il possente Palazzo Vitelleschi che ospita dal 1924 il Museo etrusco (dal martedì alla domenica dalle 8,30 alle 19,30 - tel. 0766 856036), ancora oggi, come un tempo, tappa imperdibile per chi ama gli Etruschi. Sono indubbiamente le tombe dipinte della necropoli dei Montarozzi (Patrimonio dell'Umanità UNESCO) ad essere l'attrattiva maggiore della città (il sito è aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 8,30 a un'ora prima del tramonto tel. 0766-856308).

A questo punto, andando a Tuscania si chiude il cosiddetto Triangolo etrusco visitando la Grotta della Regina uno dei monumenti più enigmatici d'Etruria, (aperta festivi e prefestivi dalle 9,30 alle 13. Visite fuori orario si possono prenotare al Museo Archeologico della cittadina). Vi si accede grazie ad una lunga scalinata che penetra nella roccia tufacea fino a un'ampia sala di forma irregolare. La caratteristica più interessante è una serie di cunicoli, lunghi decine di metri, che scendono ancora più in profondità, la cui funzione è misteriosa. Dalla grotta, collocata ai piedi della chiesetta della Madonna dell'Olivo, si gode una magnifica vista verso il borgo, su cui svetta la mole della chiesa di S.Pietro, monumento di enorme interesse artistico, ma anche verso la tenuta gestita da Lorenzo Caponetti e dalla sua famiglia. Lorenzo è un esperto di cunicoli idraulici antichi, che ha studiato in tutto il mondo, collaborando anche con istituti internazionali.

«La densità di cunicoli
etruschi destinati alla raccolta d'acqua in questo territorio è ben superiore alla media: si tratta di un campo di ricerca affascinante ora che i mutamenti climatici impongono di conservare e sfruttare oculatamente le risorse idriche», racconta. Nel modo di parlare di Lorenzo si coglie la stessa passione di quei viaggiatori del passato che raggiungevano Tuscania per recarsi nella casa dei fratelli Campanari, in cerca di qualche reperto da acquistare: gli ospiti venivano accolti in un giardino sistemato come una necropoli, con sarcofagi provenienti dalle tombe tuscanesi (oggi al Museo cittadino nel convento di S.Maria del Riposo, tel. 0761-436209, chiuso il lunedì, ingresso gratuito, recentemente ingrandito con nuove sale). Quasi due secoli sono passati dalla mostra che i Campanari organizzarono a Londra, e molte cose sono cambiate, ma certo, l'esperienza che è possibile fare percorrendo la terra dei Tirreni, come erano chiamati gli Etruschi, rimane sempre affascinante.
grazie a: www.benclaro.it


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