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Tarquinia
Tarquinia – sorge su un colle sulla sinistra del Fiume Marta (l’emissario del Lago di Bolsena), presso la via Aurelia e la A12, inoltre in vista del Mar Tirreno ossia il Mare degli Etruschi. Sì, perché il nome Tirreno proviene dalla parola greca “Tirsenoi” ossia Etruschi, in greco antico.
La città cinta di mura è contraddistinta dal color chiaro dei suoi edifici costruiti, appunto nella pietra calcarea di colore leggermente giallastro, di origine marina.
Così come il materiale di costruzione locale è legata al mare, anche la città e la sua storia sono da sempre state determinate dai rapporti che le venivano dal Mar Tirreno, ma anche dall’entroterra.
La storia – Tarquinia, l’etrusca Tarchna, come quasi tutte le città etrusche, sorgeva su un ampio pianoro, ancora oggi denominato la Civita (ossia città vecchia), a forma di sperone difeso su tre lati da ripidi ciglioni, congiunto all’entroterra solo da un lato incombente sulla valle del Marta e di stante c. 3 km dal mare.
La sua posizione era eccezionalmente favorevole sia dl punto di vista strategico che commerciale. Secondo la tradizione fu fondata da Tarconte, fratello o figlio di Tirreno, l’eroe eponimo del popolo etrusco, nel secolo XIII a.C.
Ma cosa ci dice l’archeologia? Le prime testimonianze archeologiche dell’esistenza della città risalgono non oltre il secolo IX a.C. e sono fornite dalle necropoli cosiddette villanoviane, con tombe a fossa alle quali si sostituiscono, agli inizi del secolo VII a.C., quelle a camera. Un periodo questo, a giudicare dalla ricchezza dei corredi, di straordinaria floridi economica e quindi di potenza politica.
Di queste abbiamo con probabilità l’eco nella leggenda della venuta a Roma, dove ottenne il potere reale, di Lucio Tarquinio, figlio di Demarato di Corinto che a Tarquinia era giunto dalla Grecia rendo con sé artisti della sua terra, Euchiro, Eugrammo e Dleofanto.
Difficile è a capire se la dinastia dei Tarquini segni una conquista militare d Roma da parte degli Etruschi di Tarquinia o soltanto una loro influenza politica, economica e culturale.
Comunque essa è il segno di una posizione di primato della città, nel secolo IV a.C., nell’Etruria marittima e nel Lazio. La cacciata dei Tarquinia da Roma (510 a.C.) e il declinare del dominio etrusco nella Campania ormai entrata, dopo la battagli navale di Cima (474 a.C.), nel raggio della potenza greca, segnano la decadenza politica ed economica di Tarquinia.
Nel primo scorcio del secolo IV a.C. hanno inizio le guerre con Roma che, distrutta Vero, si allarga verso Nord. Tarquinia in quel momento una grande città-stato il cui territorio, di circa 800 km quadratati, confina a Sud con quello di Caere, a Est con quello di Sutri, a Nord con quello di Vulci.
I primi scontri con Roma avvennero nel 394 e 388, ma una più lunga guerra si combattè tra il 358 e il 351, seguita da una pace di 40 anni. Nel 311 la lotta si accese per terminare tre anni più tardi con la vittoria romana.
Da allora la sua storia si svolse all’ombra della grande e potente città di Roma. Divenuta “civitas foederata”, conserva una certa prosperità di vita e di cultura subendo l’influsso ellenistico riscontrabile nelle tombe dipinte dal IV-III secolo a.C. e nei monumenti rimessi in luce
Nei secoli seguenti, come dimostra la ricorrenza delle tombe, i legami culturali e politici con Roma si fanno più stretti. Nel 204 Tarquinia offre a Scipione teli per le navi che debbono portare i soldati contro Cartagine, in Africa. Nel 181, in una porzione del suo territorio presso il mare, Roma fonda la colonia di Gravisca. Nel 90 riceve il diritto di cittadinanza romana (Lex Julia)e diviene municipio.
Sede vescovile già dal secolo IV d. C, subì poi le invasioni barbariche, che, con lo spopolamento determinato dalla malaria, ne causarono il declino. E’ forse nel secolo VII, con l’invasione barbarica, che la città cessa di esistere e parte della popolazione si trasferisce sul colle vicino dando vita a Corneto (Corgnetum o Cornietum), la Tarquinia moderna.
Grazie alla vicinanza del mare e del Fiume Marta, allora navigabile, il nuovo centro, cintosi nel secolo IX-X di mura, sviluppò il commercio marittimo, si alleò nel 1172 con Pisa, ebbe relazione con Genova, Firenze, Venezia e si resse a libero Comune. Corneto, per la sua fiorente agricoltura fu allora detto Horreum Urbis.
Corneto resistette vittoriosamente agli assedi di Federico II (1245) e dei Romani (1283), fu occupato dopo lunga resistenza dall’Albornoz e da Giordano Orsini (1355), depredato nel territorio dai Bretoni (1393), preso dalla Chiesa (1415), poi da Francesco Sforza (1435). Nel 1486 respinse Nicola Orsini, conte di Pitigliano, quindi, nel ‘500, passò definitivamente alla Chiesa.
Alla fine del ‘700 fu occupato dai Francesi che vi respinsero gli insorti toscani e romani, poi fu tenuto per poco tempo (1709) dal Inglesi. Ritornò alla Chiesa, quindi a Napoleone e dal 1815 al 1870 allo Stato Pontificio. Nel 1872 la città assumeva il nome di Corneto Tarquinia. Nel 1922, l’attuale di Tarquinia. E’ sede di diocesi dal 5 dicembre 1435, unita a quella di Civitavecchia il 23 luglio 1854.
Vi nacquero il card. Giovanni Vitelleschi, ucciso in Castello S. Angelo a Roma (1440), e il card. Adriano Castelleschi, detto comunemente il Cardinal di Corneto, che creduto complice della congiura del card. Petrucci contro Leone X, fuggì nel 1517 a Venezia e finì misteriosamente. Tarquinia è patria inoltre di Vincenzo Cardarelli (1887-1959), poeta e scrittore.